Questo testo è stato scritto da me all'età di 24 anni, mentre visitavo un museo d'arte nei mesi in cui ho vissuto come Au Pair a Portland, in Oregon (1999). Queste idee vivono ancora intatte nel mio sentire architettura. Per l'immagine, creata di recente, mi sono banalmente ispirata al grembo materno ed a James Turrell.
Architettura materna
Anche se l'architettura si fa con le linee, si deve fare in modo che ad esso sempre una forte e persistente forza plasmatrice vi sottenda. L'opera deve sempre dare l'idea della mano plasmatrice e modellatrice delle forme che è l'architetto (L'architettura deve esserne una sua figlia). Credo che l'architettura sia il massimo delle espressioni creatrici, sia il sentimento materno. I colori hanno un'importanza fondamentale, essi ne sono parte integrante, e non soltanto come caratteristica dei diversi materiali che si compongono, ma come colore in se stesso, materia in se stessa, struttura che si compone alle altre in un tutto unitario. Potremo avere pezzi di materie varie incastonate tra di loro in un tutt'uno pittorico senza pretese di funzione o utilità! Oppure elementi funzionali ed utili articolati secondo una sensibilità pittorica (la più bella delle tre ipotesi); oppure, infine, il colore in se stesso, appunto materia in se stessa che si articola INSIEME alla struttura come se si trattasse di un guscio (ma non di un involucro). Architettura senza frontiere. Architettura come gioco e mistero. Architettura che cambia ad ogni
fruizione"
1999, in Portland, Daniela Lubreto.

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