A luglio del 2009 ho preso la decisione fatidica di ritornare a vivere all’estero, dove sostanzialmente sapevo che lsoddisfarre bisogni basilari sarebbe stata meno problematico che in Italia. Sostanzialmente i miei obiettivi erano due e semplici: avere un lavoro che mi permettesse una certa stabilità e tranquillità, avere (in affitto) una casa tutta mia.
Ebbene proprio soddisfarre questo bisogno mi ha svelato una faccia di Amburgo inusitata: ho conosciuto, così, prassi aberranti se non definibili di tipo camorristico.
Ad Amburgo, infatti, esiste la pratica estremamente diffusa di subaffittare le case. Questa prassi, però, è svolta in tempi e modi a dir poco incredibili.
In primo luogo, accanto a persone che subaffittano in concomitanza ad un soggiorno a tempo determinato in un paese estero (e sono quelli giustificabili ma la minoranza), vi è uno stuolo di gente che si attacca al suo appartamento affittato in modi a dir poco maniacali.
Nelle mie, ahimè, già lunghe esperienze mi sono imbattuta diverse volte in gente che pur vivendo da anni in un’altra città tedesca o vivendo da una decina di anni in altra casa ad Amburgo e pur essendo semplicemente affittuari, decidono di subaffittare il proprio appartamento. Il paradosso è ancora più evidente quando il subaffitto tenta di farlo a sua volta. Uguale se vive stabilmente altrove: il concetto è che un giorno potrebbe aver voglia o bisogno di tornare ad Amburgo.
Questa situazione genera veramente una serie di circostanze paradossali: utenze intestate a persone diverse per un medesimo appartamento, persone che abitano in appartamenti ma sono registrati in altri (ma la Polizia tedesca, che ci tiene tanto a sapere le persone dove vivono, che fa???), case che assomigliano a depositi di cianfrusaglie varie di vari subaffittuari trascorsi nelle case.
A questa situazione si aggiunge anche altra tipologia di affittuari, quelli che del subaffitto ne fanno un business: avendo affittato in tempi in cui il prezzo di affitto era molto più basso, subaffittano a prezzi correnti di mercato e traggono profitto da un qualcosa che non è minimamente di loro proprietà, mentre i proprietari originari, continuano a percepire l’affitto di un tempo.
In quasi tutte le situazioni in cui si vive in subaffitto, si è costretti continuamente a stare alle regole dell’affittuario. Così capita l’affittuario maleducato che ti piomba incasa anche a Natale o quando sei a letto senza avvertirti; l’affittuario prepotente che pretende di utilizzare casa sua, dimenticando che per tale casa percepisce l’affitto; l’affittuario comodo che pretende che tu sia sempre a sua disposizione per ogni minima cosa.
E lascio perdere la mia personale esperienza in cui per una notte ho dovuto dormire con l’affittuaria nello stesso letto! (aveva dimenticato di dirmi che non sarebbe rimasto solo per una notte il suo amico nel salotto – perchè non a casa sua! – ma anche lei nel mio letto).
Spesso, poi, gli affittuari tendono ad illudere il subaffittuario sull’eventuallità di subentrare. Per ben due volte la situazione si è rivelata una vera e propria menzogna.
La prima logica conseguenza di tutta questa situazione è che il mercato degli affitti ad Amburgo è totalmente paralizzato. E’ incredibilmente difficile trovare un qualcosa da affittare.
Quando pure si trovi qualcosa di affittare nel vero senzo del termine, ecco che fa capolino un’altra pratica aberrante e vergognosa: la prassi di imporre l’acquisto di mobilio vario a prezzi sproporzionati da parte dell’affittuario. In altre parole: vuoi affittare l’appartamento? Allora devi comprarti le quisquizie dell’affittuario uscente, uguale se hai di meglio di tuo.
Di recente è accaduto un fatto veramente al capolinea: pochi giorni fa, gli inquilini uscenti da un appartamento mi hanno fatto firmare un contratto in cui mi sarei impegnata ad acquistare per 2.500 euro la loro cucina nel caso in cui avessi concluso con l’agenzia immobiliare il contratto di affitto.
Se questa non è prassi camorristica.
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