Passa ai contenuti principali

Sul lavoro

Ieri alla manifestazione Cinema Italia la regista Paola Randi ha menzionato la parola „precarietà“ come condizione di noi tutti, italiani. L'interprete ha avuto difficoltà a tradurre e sapete perchè? Perchè la precarietà in Germania non esiste. E lo sapete perchè? Perchè i diritti sul lavoro ottenuti dagli italiani in quest'ultimo mezzo secolo, non hanno eguali in gran parte del mondo cosiddetto „evoluto“. 

Secondo voi cosa ha spinto Melchiorre, amministratore delegato della Fiat a trasferire parte della produzione, non in Romania, Cina, o altro paese a basso costo di manodopera, ma bensì nei ricchi USA? Semplice, gli operai sono abituati a delle condizioni contrattuali, probabilmente alla mancanza di un contratto nazionale, che non hanno niente a che fare con i nostri evoluti contratti. Avere un contratto a tempo indeterminato in Germania, non significa niente se non che non si sa fino a che punto avranno o meno bisogno di voi. O lavori da qualche anno o ci lavori da una vita, un giorno o vuoi per furbata del capo, o vuoi perchè hai cercato di far valere i tuoi diritti, o vuoi perchè ti sei ammalato (cosa che capita moooolto spesso e spiego dopo perchè), ti ritrovi che dopo qualche giorno ti arriva la lettera di licenziamento, che può o meno contenere le motivazioni. Per legge le deve contenere, ma non è che questo cambi di molto la questione. In Italia chi aveva i vecchi contratti lavorativi, era praticamente blindato e questa era una situazione unica del lavoratori, che da un lato potevano godere di determinate sicurezze e di un lavoro a vita, dall'altra, però, questa mancanza di flessibilità, ha in un certo senso un pò rallentato l'economia dello sfruttamento indisciplinato e selvaggio del lavoro.

Queste tutele in Germania, come in Inghilterra ed altri paesi non sono mai state così forti e si è sempre parlato di flessibilità del lavoratori, di lavoratori avvezzi a cambiar lavoro, ecc. Ecc. Chi lascia l'Italia deve sapere non solo cosa ottiene, ma anche cosa perde irrimediabilmente. Certo è che pure in Italia ci stiamo avviando a questa storia.

Cosa rimane in Germania? Ebbene, rimangono una marea di lavori che si possono assimilare ai nostri lavori a „partita iva“, una marea di lavori a contratti a tempo determinato, una marea incommensurabile di minijob (lavori di poche ore al mese che vengono trasformati in molte ore al mese per paghe da terzo mondo), una marea di mille altri lavori che non ti garantiscono nè sviluppo professionale, nè alcune delle sicurezze che avevamo in Italia e che speriamo di trovare altrove.

Inoltre, come italiani all'estero, ho veramente trovato poche persone che fanno il proprio lavoro, quello per cui hanno studiato. Sembra che una grande percentuale debba finire necessariamente o nel settore della ristorazione, o in tutti quei settori dove sia necessaria la lingua italiana (call center, servizi clienti, traduzioni, interpretariato, insegnamento della lingua).

***

Altro argomento „Furberia“: sono d'accordo che i paesi del sud hanno una naturale inclinazione alla furberia, però attenzione. La furberia di vedersi, per esempio, superati in fila dal panettiere o da qualsiasi altra parte, qui (ndr. ad Amburgo) è all'ordine del giorno. 

Però non trattasi di furberia, e nemmeno di maleducazione, trattasi di codici di vita che noi ci mettiamo tempo a comprendere e che sicuramente nel nostro intimo difficilmente riusciamo ad accettare. Credo che uno pensi di avere il diritto a sbrigarsi il prima possibile ed il primo che reagisce, quello ha il diritto di priorità, uguale se sei arrivato ultimo. 

Inoltre se l'essere „fo**uti“ come equivalente in Germania non ha un mondo lavorativo fatto di rose e fiori o indiscriminatamente migliore: posso dire che il mondo lavorativo qui è veramente una sorta di giungla, dove vincono i più forti, dove si scazzotta, si approfitta e spreme fino all'osso, dove non esiste pietà cristiana, comprensione o immedesimazione. Se i vostri ex capi in Italia vi sono sembrati dei gran stronzi, quelli in Germania vi sembreranno dei mostri. Ebbene, non lo sono: sono semplicemente lo specchio die manager di questo sistema di lavoro e queste sono le regole.

Per non parlare che mobbing, licenziamenti, allontanamento dal lavoro (è capitato un casino di volte di aver saputo di persone che una volta licenziate, sono state praticamente tenute lontane dal quel momento stesso in poi dalla sede di lavoro, manco fossero tutti die possibili sabotatori.. trattasi di prassi, disumane, incivili, selvagge, chiamatele come volete.. è semplicemente la prassi, la regola a cui non si può mai fare eccezione, nè a cui può mettersi un pò di personalizzazione) sono all'ordine del giorno.

Vi faccio un esempio: una mia collega si ritrovò a gestire un progetto a cui ho avuto modo di aiutarla (di nascosto!) che prima di approdare nelle sue mani, era approdato in tante altre mani (come d'altronde capitava a tutti nella nostra azienda). Ebbene, vi erano degli errori, la manager dell'azienda che ci aveva subappaltato il project management si era lamentata sul capo ed al primo giorno in cui la collega non venne a lavoro per motivi suoi, ci venne comunicato in riunione che la collega sarebbe stata licenziata perché incapace. Ebbene parlo di una donna di oltre 50 anni che tutto mi era sembrato fuorché incapace, visto che poi faceva il suo lavoro da una vita.

Solo dopo averlo saputo noi (!), la collega fu licenziata, di punto in bianco, senza permetterle manco di spiegare quello che poi è venuto fuori chiaramente successivamente. E vi assicuro che in questi ultimi due anni ne ho sentite tantissime su come sia diventato questo mondo lavorativo, che forse dieci anni fa era diverso. E badate bene che non sto parlando di stranieri (che sono pure molto svantaggiati, specie se i „maccheronici“ italiani mandolini, pizza e mozzarella), ma di tedeschi stessi che sempre più spesso finiscono in cura per gravi problemi di stampo psicologico (leggete mai le riviste come Stern, Spiegel, e quei periodici delle Krankenkasse???)

***

Infine, la scuola e mi fermo qui, che a questo punto mi conviene scrivere un libro sui vizi e le virtù del vivere all'estero, in modo che sia italiani che tedeschi (ed inglesi, americani, francesi, ecc. Ecc.) si diano una mossa a costruire paesi e sistemi migliori. 

E' vero che la scuola italiana si sta avviando ad un inesorabile declino (d'altronde credo che anche la scuola di noi quasi quarantenni non era la stessa di quella dei nostri padri), ma resta ancora migliore di quella tedesca. Considerato che come mi suggerisce il mio compagno, non si tratta di scuola tedesca perchè cambia da Land a Land, posso dire che durante i miei anni di università ad Aachen (uno die migliori atenei che raccoglie tra i migliori studenti die migliori licei di tutto il paese), durante i miei diversi soggiorni a Berlino, durante questi ultimi anni ad Amburgo, ho avuto modo di confrontarmi con colleghi di scuola, colleghi e superiori al lavoro, amici, conoscenti, parenti, gente conosciuta ad eventi culturali, gente conosciuta in ambito sanitario, ecc. Ecc. Ecc. 

Credo di poter sostenere – come tanti italiani che si sono confrontati con questo sistema, hanno notato – che la preparazione di base culturale della scuola tedesca lascia mooolto a desiderare. La cosa migliore che hanno e che la diversifica da quella italiana, è il pragmatismo, l'insegnare a fare, piuttosto che a sapere. E non è raro che troviate manager che sono stupiti delle vostre comuni ed ordinarie conoscenze di storia, o studenti degli ultimi anni di architettura che non hanno mai sentito parlare del Pantheon.

Commenti

Post popolari in questo blog

Novembre ti ha portata, Novembre ti ha ripresa.

Novembre ti ha portata, Novembre ti ha ripresa. Questa è la ballata del mio angelo, Nunzia. Nonna nonna... ho bisogno di scrivere qualcosa di te, per me più grande del mondo.. la mia personale santa... la bontà che avevi dentro.. e l'amore per il mondo, per la vita, per la gente che mi hai instillato lentamente, piano piano, dentro il cuore... Nonna nonna.... tu sei la Nonna... un significato diverso.. madre e madre della madre... madre del mio cuore, madre della mia mente, questa figlia ingrata ti piange e si addolora... Nonna nonna, lo sapevo lo sentivo che sarebbe successo ora.. ne ero certa... stamane l'ho capito.. un segno del destino.... Nonna nonna, una vita piena e piena di sofferenze... nonna nonna... porta via il mio cuore.. non voglio più amore senza la fonte del mio amore... nonna nonna voglio chinare ancora la mia testa sul tuo grembo.. e sentire l'odore della tua pelle... l'odore della tua purezza.... Nonna nonna, ricordo quando ero bambina e pura come te....

Architettura materna

Questo testo è stato scritto da me all'età di 24 anni, mentre visitavo un museo d'arte nei mesi in cui ho vissuto come Au Pair a Portland, in Oregon (1999). Queste idee vivono ancora intatte nel mio sentire architettura. Per l'immagine, creata di recente, mi sono banalmente ispirata al grembo materno ed a James Turrell. Architettura materna Anche se l'architettura si fa con le linee, si deve fare in modo che ad esso sempre una forte e persistente forza plasmatrice vi sottenda. L'opera deve sempre dare l'idea della mano plasmatrice e modellatrice delle forme che è l'architetto (L'architettura deve esserne una sua figlia). Credo che l'architettura sia il massimo delle espressioni creatrici, sia il sentimento materno. I colori hanno un'importanza fondamentale, essi ne sono parte integrante, e non soltanto come caratteristica dei diversi materiali che si compongono, ma come colore in se stesso, materia in se stessa, struttura che si compone alle altr...

L'eclisse di Michelangelo Antonioni

Ho appena recensito una pellicola del grande Michelangelo Antonioni, L'eclisse. La trovate qui: http://www.cinemaitaliano.eu/blog/index.html *** Avere la possibilità di godere l'arte è una delle esperienze più eccitanti che a mio parere esista. Credo di poter annoverare il lungometraggio “L'eclisse” di Michelangelo Antonioni come espressione di una classica Opera d'Arte, laddove - riferendomi ad un'oggetto cinematografico - intendo un lavoro che si spoglia in parte dell'aspetto ludico e rappresentativo della realtà e diventa qualcosa di più profondo. Vedere e godere un film come L'eclisse sollecita una serie di moti dell'animo, che spaziano dalla irrequietezza, alla tristezza, dalle tensioni emotive, alle speranze, che non sempre portano lo spettatore medio ad un giudizio immediato che esprima soddisfazione e contentezza. Tuttavia il valore di tali opere si percepisce al massimo livello quando ci si rende conto che per un qualche motivo nelle ore e nei ...