Avevo visto quella scena mimica di grande ilarità diverse volte nella mia vita.
Sebbene mi trovassi non più in tenera età, a 38 la mia impronta sul pianeta era decisamente più grande di quella di tanti coetanei, in virtù dei tanti voli presi sin dalla tenera età di 13 anni. Londra, Berlino, Bruxelles – dove volavo quando vivevo come Erasmus “prolungata” ad Aquisgrana – e poi gli Stati Uniti – dove ero stata ragazza alla pari – fino all’Egitto del mio anno sabbatico.
Ora mi ritrovavo in volo per l’Egitto. Questa volta per il Cairo. Non ci sarei andata come avevo fatto tante volte nel passato di quell’anno speciale, prendendo un autobus con il solito conducente spericolato oltre ogni buon senso. Mi ero fatta un’idea che questi uomini, in modo un tantinello più drammatico, tendevano a voler dimostrare la loro virilità e straordinarietà al volante, esattamente come sovente accade nelle nostre città. Solo che lì la manifestazione di potenza, si trasformava sovente in manifestazione di follia ed ignoranza pura.
Le hostess sembravano più buffe che mai. In particolare quella che era destinata alla nostra sezione. Sembrava quasi volersela ridere al di là della maschera seriosa, indossata per convenzione.
Finalmente un pò di leggerezza dopo diversi giorni di tristezza. Il motivo di quel viaggio, era stata infatti la morte di una di quelle persone speciali, di uno di quei amici che si distingue perché diventa quasi come un fratello. Uno di quei amici, insomma, che rimane un Amico per anni, anche se i rapporti si diradano. I sentimenti, le emozioni, la storia vissuta insieme restano a tessere un filo sottile ma resistente come quello della tela del ragno. E l’amico resta il tuo amico di sempre esattamente come un fratello resta sempre tuo fratello, anche se corre silenzio di anni e di problematiche familiari tra voi.
La notizia di quanto era accaduto mi era arrivata improvvisa ma non del tutto inaspettata da una vecchia conoscenza di Sharm, dovrei dire dal mio “capo” di Sharm.
Alaa era il nome del mio amico ed a lui dedico il libro, che avrei voluto scrivere già da anni.
Alaa era un tipo fantozziano, nel senso simpatico del termine. Continuava a dire che era sfortunato e gli capitavano tutte. Aveva un modo di far battute e scherzare sulle sue disavventure, che suscitava sempre grande ilarità e simpatia. Tuttavia ricordava molto da vicino il mio modo di essere divertente.
Credo che io stavo a metà strata tra lui e Giacoma. Giacoma aveva un modo di vedere le cose al tempo stesso disulluso e sognatore. Aveva la lucidità di mettere a fuoco le avversità della vita e le incoerenze delle persone. Ci scherzava su, ma il suo scherzare era sempre amaro.
Io invece ero una via di mezzo tra i due modi di essere sarcastici, coniugando un po’ di autoironia al sarcasmo della vita. Ed ero anche il punto di incontro dei due. Noi tre assieme eravamo un gruppetto formidabile di cancerini nati a luglio. Tutti e tre. E sempre assieme.
Avevo conosciuto Alaa molto dopo di Giacoma, ma molto meglio. Lei lo aveva probabilmente visto e conosciuto fugacemente già prima, dal momento che viveva a Sharm già da qualche anno, quando noi ci siamo incontrate e conosciute.
Mesi prima di conoscere Giacoma, ero arrivata a Sharm per vacanze con mio fratello ed in quella occasione a causa del tizio di cui mi ero fortemente invaghita, avevo conosciuto Alaa, che si era a sua volte fortemente invaghito di me...
(To be continued... in memoria di te, fratellino Alaa).
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