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Democrazia

In questi giorni molti politici di „lunga data“ si riempono la bocca con la parola „democrazia“ per difendere il diritto di chi come loro fa politica da decenni (ed a giudicare dalla deriva del paese, la fa anche molto male).

Eppure dimenticano che se si parla di democrazia, non si può far a meno di pensare al diritto di quante più persone possibili di esprimere le proprie idee e di intervenire direttamente nella vita politica del paese. E che quindi un ricambio continuo dei personaggi che occupano i seggi nelle strutture democratiche di un paese, sarebbe quanto di più genuinamente democratico possa esistere.


Allora molti sostengono: „Se i nuovi vogliono il mio seggio, che si candidino. Perchè estromettermi?“


Sembra quasi che pensino che i loro interlocutori, ovvero noi comuni cittadini, siamo una massa di stupidi e di disinformati. Oppure dimenticano del fatto che l‘attuale legge elettorale, definita a torto per l‘animale evocato in questione, „Porcellum“, lascia che siano i partiti stessi a compilare una sorta di lista di priorità con cui man mano che un partito conquista seggi, distribuisce questi seggi a coloro che si trovano in tale graduatoria. E che dunque, gli ultimi arrivati, i comuni cittadini che invitano a candidarsi per spodestare i vecchi dinosauri, sono anche gli ultimi nelle liste di questi partiti. 


Ora io dico: al momento la legge elettorale non si può cambiare, pena ingiunzione di pagamento di una multa per aver violato l‘ennesima legge europea, che impedisce in ogni paese europeo che il parlamento cambi la legge elettorale a ridosso delle imminenti elezioni (ciò nella logica di impedire che la maggioranza uscente dopo aver lavorato male ed aver perso consensi, riesca a farsi una legge su misura per poter restare al potere anche a fronte di perdita di consensi – una sorta di assicurazione per cui chi governa male, possa restare solo se sono i cittadini a deciderlo).


Tuttavia è possibile immaginare che i partiti si dotino di delle regole interne, per cui tali liste di priorità tendano a non avvantaggiare nessuno, ma siano compilate in base a valori democratici e qualitativi condivisi. O meglio ancora, vista la mancanza di onestà dei tradizionali partiti, sia un organo legislativo ad imporre ai partiti la compilazione di queste liste di priorità in base a valori democratici e dati oggettivi.


Per cui, supponiamo che un valore possa essere che la priorità vada data a quei candidati che mediante delle indagini statistiche sul territorio, risultino i più graditi al momento. O che vada data a coloro che nell’ambito di un settore critico per un dato territorio, possa dimostrare maggiori competenze. E via dicendo.


Oppure, che sicuramente vengano esclusi quei personaggi che dimostrano scarsa affezione verso i valori di democrazia, o di italianità, o che semplicemente non siano in grado di esprimersi comprensibilmente nella lingua ufficiale del paese che si apprestano a governare.

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