Lo so che esordisco con un post dopo tempo, che nulla c'entra con quello che avrebbe voluto essere il tema di questo blog, ma proprio non capisco come una persona che abbia deciso di entrare in politica a tal punto da diventare primo ministro di un paese (ci vuole senso di responsabilità nell'accettare dei ruoli, delle mansioni, delle cariche), non sia capace di avere un briciolo di diplomazia, di calibrare bene le parole, di dimenticarsi una volta e per sempre le sue battute che non fanno ridere alcuno e che in politica sono quanto mai fuoriluogo.
A causa di una tale battuta, noi come italiani siamo ritornati al centro del mondo come un popolo zimbello. Di nuovo i pregiudizi sul modo di rappresentarci, di vederci.
Sul blog aperto di proposito dal NewYorkTimes, si è costretti a leggere che gli italiani devono realizzare che hanno un "fool" come presidente (commento nr.8), per non parlare che qualcuno definisce "tipico italiano" (Italian style, come si legge nel commento nr.9) questo stile per nulla serio di affrontare la politica.
Nella speranza che qualcuno lo possa spiegare a Berlusconi, dire ad una persona di colore che è abbronzata, è come voler negare il fatto che il colore della pelle di questa persona sia nera, ma bianca "abbronzata". In altre parole, nasconde un'accezione negativa.
Mi capita spesso che le persone mi chiedano di dove sono. Io rispondo: di Napoli. E loro mi rispondono sovente: per carità, ogni mondo è paese. Io mi arrabbio. Penso: dunque? il fatto che abbia detto che sono di Napoli, significa che per default io sono una malfattrice? un'imbrogliona? una malvivente??? oppure che tutti gli altri lo siano e c'è anche la brava persona come me?
Insomma io l'ho sempre visto come una posizione piena di pregiudizi da parte di chi dice così.
Il fatto che sottolinino che "ogni mondo è paese" significa che di fatto associano la mia città, la mia gente a persone cattive.
Insomma, il fatto anche solo di aver dato così tanto peso al colore della pelle, potrebbe nascondere una posizione di chiusura, di xenofobia nei riguardi di quel colore. E queste gaffe, chi è in politica non può più permettersele. Chi è in politica non può fare battute. Chi è il rappresentante supremo di un paese, assolutamente non può nemmeno lontanamente pensare di fare il "simpaticone". Chi decide di stare in politica deve decidere piuttosto di tacere, se non ha meglio da dire, che incorrere che in infelici battute.
La politica, gentile sig. Presidente Berlusconi, è una cosa seria, non ha niente a che fare con la televisione.
Agli Americani chiedo solo di essere più clementi con tanti italiani, che prendono la vita, il lavoro, la politica, la cultura, i rapporti internazionali con estrema serietà.
A causa di una tale battuta, noi come italiani siamo ritornati al centro del mondo come un popolo zimbello. Di nuovo i pregiudizi sul modo di rappresentarci, di vederci.
Sul blog aperto di proposito dal NewYorkTimes, si è costretti a leggere che gli italiani devono realizzare che hanno un "fool" come presidente (commento nr.8), per non parlare che qualcuno definisce "tipico italiano" (Italian style, come si legge nel commento nr.9) questo stile per nulla serio di affrontare la politica.
Nella speranza che qualcuno lo possa spiegare a Berlusconi, dire ad una persona di colore che è abbronzata, è come voler negare il fatto che il colore della pelle di questa persona sia nera, ma bianca "abbronzata". In altre parole, nasconde un'accezione negativa.
Mi capita spesso che le persone mi chiedano di dove sono. Io rispondo: di Napoli. E loro mi rispondono sovente: per carità, ogni mondo è paese. Io mi arrabbio. Penso: dunque? il fatto che abbia detto che sono di Napoli, significa che per default io sono una malfattrice? un'imbrogliona? una malvivente??? oppure che tutti gli altri lo siano e c'è anche la brava persona come me?
Insomma io l'ho sempre visto come una posizione piena di pregiudizi da parte di chi dice così.
Il fatto che sottolinino che "ogni mondo è paese" significa che di fatto associano la mia città, la mia gente a persone cattive.
Insomma, il fatto anche solo di aver dato così tanto peso al colore della pelle, potrebbe nascondere una posizione di chiusura, di xenofobia nei riguardi di quel colore. E queste gaffe, chi è in politica non può più permettersele. Chi è in politica non può fare battute. Chi è il rappresentante supremo di un paese, assolutamente non può nemmeno lontanamente pensare di fare il "simpaticone". Chi decide di stare in politica deve decidere piuttosto di tacere, se non ha meglio da dire, che incorrere che in infelici battute.
La politica, gentile sig. Presidente Berlusconi, è una cosa seria, non ha niente a che fare con la televisione.
Agli Americani chiedo solo di essere più clementi con tanti italiani, che prendono la vita, il lavoro, la politica, la cultura, i rapporti internazionali con estrema serietà.
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