Nella metodologia del restauro urbanistico fondamentale è la distinzione e definizione di centro antico e di centro storico, riferendosi uno agli impianti di origine greco-romana, e gli altri agli impianti di origine medioevale sino all’Ottocento.
La città storica è un manufatto che si stratifica nel tempo, e per questo si può distinguere una città emersa, che rappresenta il volto attuale, ed una sommersa relativa agli impianti antecedenti. Per esempio in riferimento alla città di Napoli, la parte sommersa non solo consiste di quanti ritrovamenti effettuati di siti archeologici, catacombe e cavità-pozzo, ma anche dello stesso impianto urbano, chiaramente di origine greca. Un discorso simile può essere fatto anche per Brescia.
Il rapporto della città con il proprio centro storico, varia anche in funzione della dimensione della città. Vi sono città interamente costituite dal centro storico anche se a partire dall'età moderna le espansioni territoriali hanno riguardato così tanti comuni che sempre più rare sono città di questo tipo. Tuttavia se si prendono alcuni borghi medioevali e si escludono le espansioni degli ultimi decenni, sicuramente diversi sono esempi di questa tipologia.
Vi sono poi megalopoli come Roma che hanno un’enorme centro storico; e vi sono anche città con due centri storici distinti come Torino.
L’acquisizione culturale che l’intero centro storico sia un bene dell’umanità è una conquista alquanto recente; non solo: in essa oltre a vedere un bene culturale, ci si trova di fronte anche ad una preziosa risorsa economica, quella ovviamente capace di suscitare un flusso di visitatori.
Si è anche constatato come la metodologia di intervento sui centri storici sia molto differente da Nazione e Nazione. Vi sono Paesi come la Francia e la Germania dove spesso si tende a conservare solo la facciata di un edificio nel centro storico, mentre la fabbrica è costituita internamente da un corpo moderno; e poi vi sono paesi come l’Italia, il cui patrimonio e scempi praticati negli anni passati, hanno creato una situazione di immobilismo esasperato che spesso va a ledere anche i principi più elementari della buona progettazione. Da queste posizioni differenti si enucleano anche quelle che sono le tre metodologie principali di intervento ed analisi nei centri storici: funzionalista, conservazionista e tipologica.
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Estratto dalla relazione finale di Daniela Lubreto dell'IFTS di Restauro e recupero dei centri storici
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