Qualche tempo fa sono andata a vedere un film minimalista di un giovane regista svedese: Lars Von Trier. Come sempre ogni volta che vado a vedere un film, questo oltre ad una serie di sensazioni, sentimenti, sono anche un buono spunto di riflessione introspettiva e/o universale. Queste sono le considerazioni che feci.
E’ girato tutto su una scena teatrale senza fondo. E’ bellissima e forse sarebbe anche uno spunto per una vera scena teatrale con le opportune modifiche. Tutto il film è girato in questo spazio dove non ci sono sfondi su nessun lato, è tutto nero. Sarà stato l’interno di un capannone cinematografico senza quinte. Sul piano della scena è disegnato il tracciato in modo essenziale del paesino chiamato Dogville. C’è un cane di cui se ne sente l’abbaiare ogni tanto, ma è solo disegnato in pianta a terra nella sua cuccia. Non ci sono pareti delle case, ma solo il tracciato a terra. Non ci sono porte, ma se ne sente solo il rumore di quando queste si aprono e si chiudono. Le riprese sono belle. Tutto è essenziale. Il film era in 9 capitoli più un prologo quasi si trattasse di un libro: sembrava quasi di leggere un dramma infatti. Comunque fino al 5 capitolo mi stava crescendo l’ansia e l’impazienza perché non capivo dove volesse arrivare il regista con quella storia strana e noiosa più di una vecchia favola. Poi invece quando il senso ha cominciato a dispiegarsi ed ho capito che alla fine del film avevo pure imparato una bella lezione che capitava a puntino, non ho potuto fare a meno di apprezzarlo molto.
La lezione del film. La protagonista è una martire che subisce di tutto. In realtà è solo arrogante. Il suo concetto di moralità è così alto, che lei perdona sempre tutti e tutto in cambio della sua sofferenza.. ma non capisce che così lei aumenta solo il male al mondo, favorisce gli atteggiamenti sbagliati. Infine capisce che per essere meno arrogante, è giusto avere le proprie reazioni umane, che la vita di relazioni è fatta di un sottile equilibrio. Non si può esser martiri senza far si che ci siano dei carnefici.
Questa la rivelazione: IO SONO ARROGANTE, terribilmente arrogante e parte delle ultime vicende della mia vita sono state generate da una arroganza così grande da essere diventata arroganza morale. Per questo mi convinco che mi va sempre tutto storto: perché io non ho colpe, ma sono gli altri ad averle e perché? Perché sono incredibilmente arrogante.. perché evidentemente penso sempre che io mi comporti bene o meglio.. e forse mi impongo di comportarmi così, lo faccio per libera scelta che mi impongo da sola (e quindi una libera scelta che nega se stessa) e così mi pesa e dopo per natura umana ho le mie reazioni… questa è mancanza di equilibrio, ma un film mi ha fatto fare un passo avanti. Sempre pronta a sacrificarmi per gli altri, perchè IO posso sopportare, IO posso capire... insomma di uno spudoratamente arrogante. D’altronde lo aveva sempre sostenuto mio padre… E per parlare di arroganza spicciola, quella più evidente, certe volte i miei genitori sono rimasti allibiti per quanto abbia voluto schiaffare in faccia a certe gente la mia superiorità culturale ed intellettuale, rispetto a loro ovviamente, usandola come arma… cmq in fondo, non vi spaventare: sono anche buona e fessacchiotta?!?!!
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