Cercherò di spiegarvi perché altrove ho definito quella che a Treviglio tutti chiamano Piazza Setti, una 'non piazza'.
Prima di tutto, se vi recate sul posto vi accorgerete che la vera piazza Setti è una piccola piazza all'imbocco di Vicolo Messaggio e via Zanda. Pur non conoscendo lo sviluppo urbano di Treviglio, da quello che conosco della città storica e da quanto ho appreso dallo studio di altri centri storici - considerato anche il mio peculiare e specifico percorso formativo - desumo che questa piccola area ed al massimo una eguale porzione dal lato dello slargo e del parcheggio sia tutta la effettiva piazza storica.
Dunque una piazza di dimensioni contenute come è solito sia nei centri tipologicamente come Treviglio. Guardatevi in giro e trovate piazze di 3600 mq come l'area in questione in qualsiasi centro storico dell'area, forse dell'Italia intera.
Gli impianti urbanistici, vi ho scritto altrove, rappresentano testimonianza essi stessi della storia della città ma anche delle sue peculiarità. Immaginate i centri storici italiani privati dei loro vicoli e delle relative tortuosità e vi ritroverete i centri storici tedeschi che hanno sopperito alla meglio i bombardamenti a tappeto, distruzioni del 90% e talvolta bombardamenti al Napalm della seconda guerra mondiale....
Vi sono documenti, accordi, congressi, proclama, manifesti di super esperti nei tempi... Chiamateli come volete ma gli impianti urbani sono protetti.
Ed allora lo slargo a ridosso della Piazzetta Setti? Non esisteva. Pare vi fosse una caserma poi abbattuta. E prima? Forse case, viette tortuose, piazzette. In 3600 mq ci sta un bel pezzo di centro storico...
Ed allora Sarebbe stato interessante e giusto partire da questa traccia della caserma o da tracce addirittura precedenti per ridare un volto nuovo all'area fatto di pieni o di vuoti o dell'alternanza di questi per la riqualificazione dell'area, senza rinunciare al linguaggio contemporaneo dell'architettura.
E magari in questo modo il progetto avrebbe potuto conferire maggiore anima ed animazione a questa area degradata dalla presenza di parcheggi, per il tramite anche di attività diversificate. In un altro post ne suggerisco alcune.
Fare questo è capire e sentire il famoso 'genius loci' che noi architetti sentiamo e leggiamo in continuazione. Gli architetti quelli veri, non quelli con manie di grandezza e poca sostanza, che magari cinquanta anni fa hanno studiato in un ateneo sconosciuto con lo scopo di fare i burocrati.
Lo slargo a ridosso di Piazzetta Setti non può essere considerato piazza. Insiste su un'area che nella storia è stata edificata e che andrebbe rispettata.
A questo punto mi chiedo? Ma la Sopraintendenza sa cosa accade? I vincoli che oppone ovunque che fine hanno fatto? E la necessaria istituzione di una commissione di valutazione dell'ordine degli architetti?
Ho visto tante chiacchiere contro Piazza Setti ma poca sostanza e fatti. Si parla di soldi, ma chi ama la propria città la vuole proteggere e valorizzare. Per fare questo occorre uno studio serio.
Mi viene a mente Potzdamer Platz. Anche questo era una spianata. La spianata della vergogna compresa tra i due muri che separavano il settore comunista dal settore capitalista della città. NelL'area nemmeno per errore ci si poteva cascare, pena la morte.
In questo caso si sarebbe potuto lasciare traccia della vergogna? Forse si, ma a che pro? Trattavasi di un intervento posticcio egli stesso, una spianata resa possibile dai bombardamenti di guerra.
Riprendere il vecchio tracciato oramai stradimenticato avrebbe voluto dire ricorrere ad un falso storico. Così si è approfittato dello spazio per ricucire le due parti di città, con un intervento che glorificava la nuova era.
Ecco...
Ed A Treviglio?
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