Ci sono momenti in cui le difficoltà mi sembrano enormi, incombenti, insormontabili. Oggi è stato uno di quei giorni e come per magia mi si è parata improvvisamente innanzi un’idea impensata: il monacato.
Penserete problemi con gli uomini? No, ovvero sì, certo come al solito, ma niente di enorme, incombente, insormontabile. Sono altre le motivazioni che mi avranno subdolamente stimolato questo pensiero insolito, soprattutto tutti quelli inerenti la ricerca della quiete, assoluta e totale; dell’annichilimento, relativo; della comodità, dietro piccoli compromessi.
Allora, con tutto il rispetto per gli ispirati e compagnia varia (la cui fede mi è ampiamente ignota) ho pensato che deve essere stato l’istinto conservativo dell’uomo, di sopravvivenza, ad aver dato vita a questa forma di sotto struttura sociale. Senza di essa i pensatori, gli scrittori, gli speculatori intesi alla maniera degli antichi greci, manco avrebbero potuto esistere e praticare le loro arti apparentemente inutili in periodi di lotta al sostentamento.
E poi a livello introspettivo ed individuale è come se scegliendo una regola monastica, si abbia di colpo segnata e certa la strada innanzi, strada che ogni volta ed ogni giorno invece noi tutti dobbiamo faticare a costruire prima di poterci passare.
Ho pensato che una scelta del genere per me, rappresenterebbe l’uscita definitiva da un momento che dura da un paio di anni che definisco limbo esistenziale; che mi permetterebbe di dedicarmi senza rimorsi, rimpianti e sensi di colpa ad attività come lo scrivere, il leggere, il pensare, il creare, il fare volontariato (magari anche rischiando la vita, certo, ma per un fine che “vale”); tutte cose che al momento mi sono inibite da tutta un’altra serie di pensieri ed attività concernenti la mia vita quotidiana di umile mortale.
Ho parlato con mia madre e le ho detto: e se mi faccio monaca?
Mi ha risposto: non dire sciocchezze.
Lo sapevo. Il monacato è ancora per molti e tutti una scelta di fede, ma io la fede dove la trovo???
Penserete problemi con gli uomini? No, ovvero sì, certo come al solito, ma niente di enorme, incombente, insormontabile. Sono altre le motivazioni che mi avranno subdolamente stimolato questo pensiero insolito, soprattutto tutti quelli inerenti la ricerca della quiete, assoluta e totale; dell’annichilimento, relativo; della comodità, dietro piccoli compromessi.
Allora, con tutto il rispetto per gli ispirati e compagnia varia (la cui fede mi è ampiamente ignota) ho pensato che deve essere stato l’istinto conservativo dell’uomo, di sopravvivenza, ad aver dato vita a questa forma di sotto struttura sociale. Senza di essa i pensatori, gli scrittori, gli speculatori intesi alla maniera degli antichi greci, manco avrebbero potuto esistere e praticare le loro arti apparentemente inutili in periodi di lotta al sostentamento.
E poi a livello introspettivo ed individuale è come se scegliendo una regola monastica, si abbia di colpo segnata e certa la strada innanzi, strada che ogni volta ed ogni giorno invece noi tutti dobbiamo faticare a costruire prima di poterci passare.
Ho pensato che una scelta del genere per me, rappresenterebbe l’uscita definitiva da un momento che dura da un paio di anni che definisco limbo esistenziale; che mi permetterebbe di dedicarmi senza rimorsi, rimpianti e sensi di colpa ad attività come lo scrivere, il leggere, il pensare, il creare, il fare volontariato (magari anche rischiando la vita, certo, ma per un fine che “vale”); tutte cose che al momento mi sono inibite da tutta un’altra serie di pensieri ed attività concernenti la mia vita quotidiana di umile mortale.
Ho parlato con mia madre e le ho detto: e se mi faccio monaca?
Mi ha risposto: non dire sciocchezze.
Lo sapevo. Il monacato è ancora per molti e tutti una scelta di fede, ma io la fede dove la trovo???
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