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Le Crociate - parte Ia: opinione di uno storico

Sinceramente ancora non ho visto questo film, mi accingo però a farlo presto se non sono nel frattempo troppo distratta dal Napoli Film Festival. Diciamo che però ero speranzosa: alcuni presagivano che il film avrebbe evitato degli errori grossolani delle due precedenti epopee cinematografiche: gli assurdi storici di Alessandro Magno, ma soprattutto di Troy dove Achille alla faccia dell’ozio greco e dell’amore vero tra uomini (cioè tra maschi) intavola pure una bella love story con una che non è esistita, ovvero che è esistita ma in tutto un altro contesto e certo non era né una sacerdotessa, né una cugina del re di Troia.

Per ritornare alle Crociate ero speranzosa ma soprattutto ora sono curiosa.

Qualche settimana fa quando stava per uscire il film, ne approfittai al solito per darmi un’occhiata ai fatti storici nudi e crudi . Ricordandomi quanto già studiato sui libri di scuola, mi era chiaro che le Crociate non hanno mai rappresentato uno scontro di civiltà, bensì prima una serie di vagabondi e disperati che si recano in nuovi territori pieni di speranze per un futuro migliore, poi accordi con gli arabo-islamici dei grandi comuni marinari per incentivare gli scambi commerciali a benefizio di queste, infine una vera e propria sanguinosa guerra ai danni di Bisanzio, che fatto sta, dalle Crociate ne uscì irrimediabilmente indebolita. Infatti due secoli dopo l’impero romano d’Oriente cadde.
Le ragioni che portarono alle Crociate sono molto complesse e se vogliamo anche meno “nobili” di una guerra di religione vera e propria. Molti ritengono che queste guerre furono la giusta valvola di sfogo perché l’europa passasse un periodo di tranquillità che di fatto da quel momento portò sul vecchio continente una rifioritura di arti e commercio.

Quindi scontro di civiltà tra cristiani e musulmani, non mi pare si potesse parlare; piuttosto mi sembra che ci siano stati invece grandi rimescolamenti, alleanze varie e soprattutto un vero e proprio massacro di cristiani contro cristiani (assedio di Costantinopoli).

Con mia delusione scopro che invece il film di Scott viene creduto come una rappresentazione credibilissima. Invece io vi riporto la critica di uno storico - Franco Cardini - che trova anche in questo film un ennesimo “polpettone storico” alla Hollywood, con l’aggravante che questa volta ha le velleità di essere fedele ai fatti storici e la gente ci crede.




(Dal Venerdì di Repubblica del 6 Maggio 2005 – Intervista di Arianna Finos allo studioso Franco Cardini – in corsivo i miei immancabili commenti)


Cardini, non le è piaciuto il film di Scott?«Dal Punto vista spettacolare, nulla da dire, funziona (io ci aggiungo: e quando mai diversamente? I film americani sanno proporre qualcosa di diverso dallo spettacolare? Molto di rado.. io apprezzo molto di più la filmografia italiana ed europea). E’ da quello storico che lascia perplesso. Perché è un film discretamente colto ma velleitario, che mischia una vicenda intima (come al solito in questi polpettoni americani), di finzione, con la pretesa verità storica di grandi fatti (lo stesso copione di Troy) sbandierata dal regista e dallo sceneggiatore. Avrebbero fatto meglio ad ingaggiare uno storico (anche perché cavoli, devono lavorare anche gli storici! Inutile che ci improvvisiamo tuttologi!), com’era nella tradizione dei film d’epoca degli anni 40 e 50, o almeno documentarsi in ottimi centri come quelli di Princeton o a Milwakee».


Quali sono gli errori?
«Partiamo dal titolo italiano, “Le Crociate”. Meglio quello inglese “Kingdom of heaven”, “il regno del cielo”. Perché il termine Crociate, usato abbondantemente dai personaggi dei film, non entra nel linguaggio prima del Quattrocento: nel dodicesimo secolo erano alle crociate, ma non lo sapevano».


Veniamo ai fatti e ai personaggi raccontati…«La realtà storica ci dice che il nobile Baliano II di Ibelin è esistito, ma non ha mai fatto il fabbro in Francia né è mai stato in Europa. Faceva parte di una famiglia del regno crociato di Gerusalemme, di origine pisana. Il loro castello era a Lydda, dove ora c’è l’aeroporto di Lod. Baliano fu uno dei difensori della Gerusalemme assediata, ma non s’innamorò di Sybilla. Sembra che la sorella di Baldovino fosse davvero bella e coraggiosa, e che abbia lasciato il marito guido de Lusignan per un altro uomo, Corrado di Monferrato, eroe della Terza Crociata e nemico di Riccardo cuori di Leone, che lo farà eliminare. Re Baldovino era davvero un uomo di pace, ma non portava una maschera d’aegento: era vestito giallo come i lebbrosi, ed essendo la malattia in stato avanzato, il visto era coperto».


E per quanto riguarda i personaggi di contorno?
«Anche loro sono storicamente esistiti, ma sono stati trasformati in modo caricaturale. Rinaldo di Chatillion e lo stesso Guido de Lusignan vengono dipinti come fanatici templari in uno schema a tesi che divide i personaggi tra falchi e colombe, tra moderati e fondamenalisti che vogliono lo scontro di civiltà, trasportando allusivamente al presente quella che fu una semplice lotta per il potere tra le due fazioni aristocratiche del regno crociato».


Si può dire che il film faccia addirittura danni storici?
«La realtà storica non viene ignorata ma manipolata, ingannando lo spettatore su un tema al quale oggi come mai bisogna stare attenti: l’idea che lo scontro di civiltà abbia origine dalle crociate. In questo contesto episodi che il film riproduce fedelmente finiscono per offrire materia di commento al leghista di turno. Dopo la battaglia di Hattin, in cui l’esercito di Saladino annienta quello crociato, viene bruciata la Santa Reliquia. Va spiegato che questo gesto non è in odio a Gesù o al Cristianesimo, ma che per i Musulmani il profeta Gesù non è mai stato crocefisso. Per loro la croce resta un simbolo negativo».


Contro la scena in cui Saladino sgozza Rinaldo sono arrivate proteste dell’American Arab Anti Discriminatio Commitee di Washington.
«Saladino era uomo buono e per niente sanguinario, ma l’episodio è fedelmente riprodotto: il problema è che è estrapolato da un contesto. Saladino aveva fatto un voto contro Rinaldo, che aveva sterminato centinaia di pellegrini in viaggio verso la Mecca. Per questo l’uccide, non per vendicare l’inesistente sorella interpretata dalla moglie di Scott, Giannina Facio (forse per trovare una collocazione nel film, una particina insomma anche a lei?). il film comunque offre un ritratto molto positivo di Saladino».


Per quanto riguarda ambientazione e costumi?
«Come ha ammesso lui stesso, Scotto si è basato sulle illustrazioni ottocentesche di Gustave Dorè e sugli affreschi nelle sale che Napoleone III dedicò alle crociate a Versailles. Quindi una visione colonialista, orientaleggiante. La reggia di Gerusalemme sembra l’Alhambra di Granata, mentre l’architettura allora non era affatto di stile orientale. Per non parlare delle uniformi crociate, uscite dritte dall’immaginario cinematografico hollywoodiano. Infine, l’assedio di Gerusalemme ricorda più una scena di “Il signore degli Anelli” che la realtà: le gigantesche catapulte e torri d’assedio sono anacronistiche, come le bombe incendiarie di grande potenza».


Ma quali sono i migliori film sulle Crociate?
«”Il settimo sigillo”, che tra l’altro Scott cita nell’episodio in cui Baliano uccide un ignobile prete. Il film di Bergman affronta il tema indirettamente ma trasmette il dramma di chi è andato a combattere in Terrasanta. E’ bellissimo “Brancaleone alle Crociate”, nel suo proporre senza preoccupazioni storiche gli stereotipi: il gioco e l’iperbole si capiscono, con un risultato storico utile. Infine “I crociati” di Cecil B. DE Mille, del ’35, da cui Scott ha copiano la scena dell’assedio ad Acri. Molto Holliwoodiano, poco storico, ma l’ho visto a 12 anni e mi ha fatto innamorare per sempre delle Crociate».


Il riferimento storico vero e proprio su Cronologia.it - sezione "Crociate" (tra i Riferimenti).

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