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Come l'Italia finanzia l'Europa... e non la sola Germania!

In Germania è stato scritto spesso che sono i tedeschi che stanno pagando il prezzo della crisi, che sono loro a regalarci (in realtà prestare a titolo estremamente oneroso) i soldi con cui colmare i nostri debiti.

In realtà l'Italia in quanto terza economia più grande dell'Unione europea, è anche il terzo contribuente delle entrate della Unione in ordine di grandezza, in relazione ai flussi di denaro che dall'Italia convergono nelle casse dell'Unione europea.

Parte dei contributi che gli italiani pagano, finiscono infatti nelle casse dell'Europa. Questi capitali poi sono reinvestiti o nei vari fondi europei e nelle varie misure volte ad aiutare le economie dei vari paesi dell'unione e per finanziare una marea di altre iniziative, che hanno luogo in tutti gli altri paesi dell'Unione.

Sappiamo benissimo poi che in Italia per incapacità dell'amministrazione pubblica, questi fondi europei vanno per lo più persi.

Le tasse versate all'Europa, però, finiscono anche in parte nel... fondo salvastati!!! In poche parole l'Italia finanzia con le sue tasse il meccanismo per cui poi le vengono prestati i liquidi per poter onorare i suoi debiti. Finanziamento del debito che viene pagato a caro prezzo (gli interessi pagati alle banche tedesche e francesi). 

Questo è un circolo vizioso e perverso che giova solo alle lobby bancarie che si nascondono dietro meccanismi perversi e complicati.

In realtà anche una mente semplice capisce chiaramente che sarebbe più conveniente trattenere direttamente tutte le uscite verso l'Europa in Italia e sostenere con quelle il debito pubblico italiano, senza generare esose catene di pagamenti di interessi sul debito, che sono al momento la vera catastrofe.

Dunque, sospendere le uscite verso l'Europa, così come anche le entrate. Tanto nel caso delle entrate o ci sono i vari fondi europei non sfruttati, o ci sono i prestiti sul debito pubbligo che generano lacrime e sangue: http://www.palinsestotv.it/articoli/Le-tasse-che-Italia-paga-alla-Unione-Europea.html

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