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Sicurezza, stranieri e razzismo latente

Voglio raccontare un episodio.

Circa tre mesi fa, sono uscita dal cantiere piuttosto tardi. Erano le nove di sera. Me la sono vista abbastanza brutta, perchè dietro di me mi seguiva un gruppo di teppistelli che ha iniziato a darmi della "puttana" e deridermi, nonostante i miei abiti non erano succinti, ma erano anche abiti trasandati e sporchi da cantiere...

Ho risolto parzialmente la situazione chiamando il mio compagno di allora e facendomi vedere intenta a telefono. Ho pensato che in questo modo, loro avrebbero capito che stavo dando indicazioni sulla situazione e quindi se si fossero azzardati a farmi qualcosa, ci sarebbe stato qualcuno capace di fornire informazioni sul fatto e sul contesto in caso di necessità. Quindi sarebbero potuti essere in qualche modo identificati.
Non solo: significava anche che la polizia avrebbe potuto raggiungerci in tempi celeri.
 
Qualche giorno dopo ho raccontato l'episodio al mio collega tedesco, laureato, di media cultura rapportata alla popolazione locale. 
Egli mi dice: beh, si sa, questo è un quartiere caldo, è pieno di stranieri.
Ed io: ah sì? e per quale motivo si divertirebbero a molestare la gente?
E lui: si sa, non fanno niente dalla mattina alla sera, non lavorano, non vogliono lavorare...
Ed io: e perchè? (con tono angelico e quasi fanciullesco)
E lui: perchè non vogliono integrarsi, non lo so perchè, ma è così lo sanno tutti. Ci sono i quartieri dei tedeschi ed i quartieri degli stranieri. Loro non vogliono integrarsi.

Ora, il cumulo di razzistate dette da un uomo di mezza età, di carattere mite, sicuramente non di destra, mi fa parecchio paura, perchè sintomatico di una normalità accettata.

La cosa che mi ha lasciata abbastanza stupefatta è stato il fatto che lui abbia detto queste cose a dir poco oltraggiose ad una persona - io - che a sua volta è praticamente straniera e certamente immigrata (sì, ok, c'è una parte di me teutonica...), oltre al fatto che lavora ed ha cercato di integrarsi e che può dire che l'integrazione è più difficile con i tedeschi, che non da parte degli stranieri.

Qualche mese dopo alla stazione mi imbatto in un altro episodio. Mi trovo in stazione e sono circa le nove di sera. Sulla banchina del treno vi è una donna intorno ai 26 anni, che viene raggiunta dalla polizia ferroviaria. Seguo l'accaduto. La donna racconta di essere stata molestata verbalmente, ma anche con tentativo di sottrarle la borsa da dei tizi. Ripete più volte e chiaramente che secondo lei quei tizi erano stranieri. Le viene chiesto se ha notato qualche inflessione dell'accento, se poteva dare indicazioni a riguardo. E lei sostiene di avere non informazioni a riguardo, ma di essere sicura che fossero stranieri dal loro "aspetto fisico". Eppure se in giro si socializza con una persona bionda con gli occhi azzurri, si scopre abbastanza velocemente che si tratta di una persona originaria dell'Europa dell'Est e non tedesca. Tuttavia la signora si diceva sicura che dall'aspetto queste persone potessero essere non tedesche (NB: queste dinamiche avvengono molto similmente anche in Italia).

Ora, scrivo questo post e racconto questi episodi per due motivi.

Il primo è che la sicurezza da queste parti purtroppo fa acqua esattamente come altrove. Sicuramente la polizia qui ha più mezzi e dunque è più efficiente. La delinquenza, invece, è un po' come altrove. Il fatto che la gente abbia meno paura e circoli più facilmente è a suo modo un deterrente per compiersi di criminalità, laddove invece in Italia la gente dopo una certa ora si rinserra in casa, memore dei vari coprifuochi storici, e dunque il crimine diventa più possibile per la desertificazione delle strade.

La seconda ossservazione ha a che vedere con la tesi per cui i tedeschi siano più tolleranti e meno razzisti di tanti altri, soprattutto se paragonati agli italiani. La risposta è lo sono e non lo sono.

Sono più tolleranti perchè alla fine passivamente ci vivono a contatto e non succedono manifestazioni eclatanti di razzismo. Sono più tolleranti perchè qualsiasi sia la parte politica al governo, anche quella più conservatrice prevede sempre delle politiche di integrazione e supporto degli stranieri, delle tutele per i profughi, dei sostegni per i disagiati. 

Sono meno tolleranti perchè nonostante dalle nostre parti si fanno tarantelle, sceneggiate ed atti teatrali, alla fine gli stranieri che incontri in giro per il mondo e che vivono qui ti dicono: stavo tanto bene in Italia, mi trovavo molto bene con gli italiani, non sono come i tedeschi, ma sono dovuta andar via a causa di.. permessi di soggiorno, burocrazia, lavoro.. ecc. (i motivi li possiamo immaginare).

Sono meno tolleranti perchè spesso con innocenza e spontaneità le persone insistono sempre sull'assioma che laddove c'è squilibrio, crimine, qualcosa che non funziona o che va male, la colpa è dello straniero... tanto per default (ma questo è un andazzo del pensioero che oramai ha preso piede anche in Italia).




Commenti

  1. Ancora qualcosa sulla sicurezza.

    Circa un mese fa, mi trovavo su un treno di lunga percorrenza che faceva servizio notturno. Avevo la borsa di fianco a sinistra ed a destra il finestrino. Il mio posto non era in uno scomparto, ma in quei vagoni senza scomparti. Passa la capotreno e mi dice: deve mettere la borsa dall'altro lato e tenerla ben ferma con un braccio. Nella notte mentre si appisola, qualcuno le apre la borsa e lei domani quasi sicuramente si ritrova senza qualcosa di valore. Accade in Germania, a dicembre del 2012.

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  2. Anche a me capita di sentire quotidianamente queste razzistate..in particolare per quanto riguarda la scelta della scuola (dove ovviamente, le scuole buone sarebbe quelle con bassa affluenza di bimbi stranieri, viceversa per quelle scadenti).

    Una cosuccia riguardo agli stranieri che hanno vissuto in Italia e ne portano un buon ricordo: tempo fa parlavo italiano in palestra con una mia amica, una donna moldava mi sente e fa (in perfetto italiano): ah, che bello sentirla parlare!
    Eh io: italiana anche lei?
    E la donna: no, moldava, ma ho vissuto 17 anni in Italia e me la porto sempre nel cuore! E`la mia patria adottiva!
    A me é venuto da piangere...

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  3. Nicoletta, secondo me dovresti fare come credi che sia giusto, nel senso che se sai che la multiculturalità è un arricchimento allora perchè negarlo a tuo figlio? senza considerare che ti e vi risparmiate della strada inutile.
    Sicuramente è da tenere presente che dovrai fare da cane da guardia e vigilare sia che gli insegnanti facciano il loro dovere, sia che non ci siano situazioni di degrado che possano coinvolgere in senso negativo tuo figlio.
    Per quanto riguarda il futuro, se la scuola non gli da le basi che credi, puoi sempre integrarle e se credi che la scelta possa condizionare il suo futuro, ricordati che tuo figlio può sempre andare a studiare in futuro in Italia o in un altro paese :)
    Per non dire che magari riuscite davvero a tornare tutti in Italia (spero prima o poi anche io, in un bel ecovillaggio in un bel borghetto da restaurare :D )

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  4. Ciao Dani, grazie di questo tuo commento <3
    Penso che alla fine faró proprio cosi perché per me la multiculturalitá é arricchimento, punto. Chiaro anche che dobbiamo stare attenti, ma proprio perché stranieri, abbiamo la possibilitá di un piano B, cioé andare a studiare fuori (un po come ho fatto io che ho sempre pensato: mal che vada me ne vado all´estero, anche se a me male per davvero, in Italia, non mi é mai andata :-))
    Ecovillaggio..magari! Io sogno la Toscana, l´Umbria o le Marche.
    Condivido questo mio sogno anche con una mia amica, pugliese trapiantata a Trento, che comincia ad essere stufa di tante cose anche lei...
    Bacioni!!!

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