Una nostra collaboratrice dalla Svezia, ci scrive della sua esperienza nel paese scandinavo. Per sfatare altri miti.
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Poiché avevo parenti in Svezia spesso io e mio marito ci recavamo come turisti a visitarla. Siamo rimasti folgorati dalla bellezza degli spazi, dalla natura incontaminata, dalla quiete e dall'educazione della gente.
Vendemmo la nostra attività e ci trasferimmo al sud della nazione, non lontanissimi dalla Danimarca. Era in aperta campagna. Il trasferimento fu ad aprile e nostro figlio nacque a fine ottobre dello stesso anno. Con noi avevamo portato i nostri 4 cani ex randagi, i nostri 5 gatti ex randagi ed il cavallo salvato da corse clandestine in Sicilia o destinato al concorso di completo.
Avevamo comprato un casale con tre ettari e mezzo per loro e per noi e per l'attività che dovevamo aprire.
Notammo quasi subito una certa ostilità dalla gente che trovammo chiusa e diffidente ma estremamente curiosa e pettegola. Volevamo essere aperti cosí accettammo inviti a cene dei contadini.
Erano cene tristissime di lunghe tavolate e bevute a rotta di collo. Ne io e ne mio marito siamo bevitori sicché la gente divenne subito rigida con noi dicendo che razza di italiani eravamo noi che non bevevamo quasi. Addirittura dopo cena le donne si ritiravano in una stanza e gli uomini in un altra. Era il 1999 o 2001 non negli anni 50.
La nostra attività andò subito a gonfie vele e gli ordini entrarono da subito e da subito creammo una bella rete di distribuzione dei prodotti dei nostri fornitori Italiani. Da subito cominciarono a venir fuori scorrettezze dei clienti, finti reclami, resi senza motivo e tanti insoluti, tante tante fatture scadute. Per essere professionali allora lasciammo alla nostra banca l'incarico di occuparsi degli insoluti.
Nel 2002 ci fu una grossa crisi nel nostro settore ed il fatturato diminuì drasticamente. Non sapevamo come pararci. La banca mandava solleciti ai clienti e loro se ne infischiavano. Poi andavano in protesto e se ne fregavano. Molti avevano la roba intestata a figli o sconosciuti. Ovviamente prima di accettare un cliente facevamo controlli di solvibilità e se c'erano protesti allora mandavamo le forniture in contrassegno ma erano più i pacchi tornati indietro e le spese di trasporto e di magazzino che altro. Un modo estremamente vile di far commercio. Una sola cliente ci disse di essere in difficoltà e ci chiese un dilazionamento ed i soldi entrarono come disse. Era l'unica su 200 clienti in tutta la Svezia.
Alla fine eravamo costretti a fare delle scelte. Mio marito non di rado prendeva la macchina e si faceva centinaia di chilometri per riprendersi la nostra merce. Lui non notava nessuna vergogna nessuna voglia di spiegare da questi clienti. Una totale mancanza di onore. Ci ritrovammo con un grosso magazzino e con debiti anche noi. Non potevamo continuare così.
Eravamo ad un bivio: o chiedere un fido in banca o chiudere. Dato che il commercio per noi si basa sulla fiducia e sui rapporti umani i quali mancavano allora optammo per la seconda strada. Fu molto difficoltoso vendere il magazzino ma lo facemmo al pubblico con contanti e pagammo i fornitori prima di pensare a noi. Poi per anni mio marito fece il rappresentante ai fornitori per ripagare i nostri insoluti ma ciò nonostante i clienti svedesi non pagavano i nostri fornitori e allora anche loro persero la fiducia nel mercato svedese.
Chiudemmo formalmente la ditta nel 2010 avendo ripagato tutti. Non potrò mai essere grata abbastanza ai nostri fornitori italiani che ci diedero tempo ed aria da respirare. Erano i nostri vecchi fornitori dai tempi dell'Italia e si fidavano di noi. Grandi persone!
Io nel frattempo lavoravo come badante ai disabili e studiavo la notte. Nostro figlio era piccolo e furono anni duri. Poi mi laureai e trovai lavoro e mio marito trovò un buon impiego a Stoccolma, dove viviamo ora in campagna.
In totale perdemmo 450 000 000 delle vecchie lire dagli svedesi in 5 anni. In Italia in 10 anni di attività avevamo solo 5 000 000 di vecchie lire di insoluti in totale.
Fu un grande insegnamento che purtroppo mi ha lasciato diverse cicatrici tra cui quella di non aver fiducia degli svedesi dopo questo Vietnam commerciale.
Amici italiani. Non siate esterofili. Un paio di occhialetti alla Albano, faccia da CNRese e atteggiamento rigido e formale non sono indici di serietà. La viltà, la mancanza di onore e di dignità che ho conosciuto qua non la ho vista da altre parti.
Un amico perse dagli svedesi 70 000 000 delle vecchie lire pure lui.
Al paese di mio marito si dice: uomo da vino non vale un quattrino ....voce di popolo é voce di verità. Rivalutate l'onestà italiana!
Vignarola
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