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Cosa pensa l'architetto Lubreto del progetto di Piazza Setti

Prima di tutto specifichiamo una cosa. In questo articolo io, Architetto Daniela Lubreto, non parlo del progetto definitivo di Piazza Setti a Treviglio. Parlo del progetto preliminare, di quella che sarebbe l'idea brillante che dovrebbe migliorare i luoghi. Quel progetto approvato dai rappresentanti dei trevigliesi, ma che a questi non va giù.

E sottolineiamo che sono architetto e non sono contraria ad interventi di riqualificazione urbana, specie se ci liberano dall'invadenza delle autovetture e valorizzano i luoghi restituendoli ai cittadini. Anzi, considerate che architetti del genere sono anche abbastanza particolari, perché spesso si è preferito in passato cementificare ad oltranza, in ogni buchetto.

Di riqualificazioni di spazi urbani, mi vengono in mente tanti esempi tutt'ora praticati in Italia ed in Europa. C'è una storia di duecento anni di urbanistica dove città storiche hanno dovuto fronteggiare l'avvento della diffusione delle autovetture. A Napoli, la mia città, Bassolino all'inizio degli anni 90 restituì ai cittadini piazza del Plebiscito, ora orgoglio della città. Allora vi era una rivoluzione fatta di bestemmie, perché pur i sostenitori del sindaco non sapevano come parcheggiare in un'area che non è solo turistica ma ove si concentrano da sempre anche attività commerciali, uffici professionali e rappresentativi.

Comunque non dobbiamo andare così lontano. Cercate su google per vedere che attualmente sono numerosi i progetti omologhi. Fin qui Piazza Setti mi vede d'accordo.

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Ora torniamo alla questione metodologica.

Guardate questo archivio: http://divisare.com/squares
raccoglie le proposte di progetti vincitori di concorsi di idee di tutta Italia e non solo. Progetti vincitori ma anche solo partecipanti. Divertitevi a guardarli e spulciarli. Non vi fate spaventare dai progetti più mastodontici. Ne troverete di tante piccole città italiane e progetti eccellenti anche solo partecipanti, perché c'era un progetto ancora migliore a vincere. Rifatevi gli occhi di quanta fantasia, bellezza e novità. E' lo spirito di competizione che tira fuori il talento migliore.

Ora guardate questo database (è uno dei tanti): http://europaconcorsi.com/bandi/partecipazione-aperta/italiano
Scorgerete che vi sono numerosi concorsi di idee per la riqualificazione di spazi urbani. Vi consiglio anche di vedere i montepremi a quanto ammontano. Alcuni privilegiati forse saranno in grado anche di fare un paragone dei costi. Io no. O almeno non più, per il segreto aziendale.

Il vantaggio di un concorso di idee è di poter scegliere tra un bel ventaglio di proposte, magari anche introducendo il sistema della progettazione partecipata, da anni già altrove praticata. In sintesi tutti i cittadini dicono cosa ci vorrebbero fare e si cerca di accontentare quanto più richieste possibili purché siano armoniche tra loro.

Ora la questione è: ma come è stato scelto, in base a quali parametri, il professionista che avrebbe dovuto rappresentare il volto di una parte importante della città? a Treviglio i gossip sono tanti ed inquietanti. Forse varrebbe la pena chiedere un controllo alla sezione disciplinare dell'ordine per fugare una volta e per sempre ogni pettegolezzo.

Sia andata come è andata, penso che l'amministrazione per fare un'opera che rappresentasse ai posteri ed ai cittadini la grandezza del suo operato, in mancanza di un concorso, abbia fatto come altri Amministratori: abbia pensato di convocare il Renzo Piano o la Zaha Hadid della bassa Bergamasca. Io ripeto, non sono della zona e non li conosco i professionisti della zona. Però sui siti indicati, qualcuno che spicca per vicinanza di gusti e visioni professionali con la mia, io già l'ho individuato. E non fa "robe" tipo il preliminare di Piazza Setti. Non a caso non ho voluto esporre questo progetto preliminare nella sede della STU a sua epoca. Aspettavo il definitivo.

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Iniziamo a fare della sana critica del progetto preliminare in se per se, come capita a tutti noi architetti di fare sovente: è il nostro sport internazionale.

Torno a Piazza Setti. Io all'Università ci sono andata veramente e veramente mi sono laureata. Ho studiato per due terzi in Italia e per un terzo in Germania. Ho seguito i corsi di alcuni degli urbanisti più stimati al mondo, tra cui l'italiano Dal Piaz ed il tedesco Curdes.

Se c'è una cosa che è un pilastro della mia formazione è che una città resta antica, storica, quella che è, non solo per gli edifici che vi insistono su, ma soprattutto per l'impianto urbanistico. Questo va tutelato e rispettato. Il centro antico di Napoli, la mia città, con quel groviglio di viuzze è patrimonio dell'umanità non per edifici fatiscenti e di parecchio posteriori che vi insistono, ma perché ci raccontano con il loro andamento la storia della città. Ci dicono che è nata in epoca greca, che poi è stata trasformata in epoca romana, che in una zona c'era il commercio degli egiziani, che ad un certo punto c'era un teatro ed ora ci sono degli edifici che riprendono la sagoma semicurva del teatro, ecc. ecc. ecc.

Se in un'area per decenni o centinaia di anni su una determinata porzione di impianto urbano ha insistito una sagoma costruita questa andrebbe rispettata. A piazza Setti vi era una Caserma poi demolita. Il vuoto urbano ha servito egregiamente come parcheggio di urgenza, ma un intervento sensato per me avrebbe ricreato la cortina edilizia che è venuta meno, magari destinando parte di quella cortina ad attività di vario tipo, magari volte a valorizzare delle eccellenze artigianali locali....

Ne butto una: degli atelier a prezzo calmierato per giovani artisti trevigliesi. Ci sarà qualcuno che avrà frequentato l'accademia di Carrara, no? e magari è costretto a fare altro mentre potrebbe vendere le sue opere o assieme ai suoi colleghi allettare i trevigliesi ed i cittadini della bassa bergamasca con una manifestazione "arte contemporanea porte aperte" una volta al mese, offrendo da bere e da stuzzicare. E' una cosa che ho vissuto negli USA ed è fantastica. 

Il parcheggio avrebbe sempre e comunque potuto essere interrato. o Avrebbe potuto essere esso stesso la cortina di cui parliamo, in modo da non ritrovarsi una spianata di evocazione fascista, una spianata da parata militare, ma da ritrovarsi un luogo accogliente e proporzionato alle altre piazze di Treviglio, discrete e familiari. E qui arriviamo al genius loci, al sapersi rapportare alle peculiarità del luogo, che nel progetto preliminare mi sembrano un po' semplicistiche.

Il teatro greco. Prima di tutto impariamo tutti quanti a fare questa distinzione a Treviglio spesso sconosciuta. I teatri sono greci ed hanno una forma di semicerchio, gli anfiteatri sono ovoidali e sono chiusi e sono retaggio della romanità. I teatri sono stati costruiti in Grecia. L'Italia meridionale, da poco sopra Napoli in giù era Grecia, la famosa Magna Grecia. La maggior parte di filosofi, medici, architetti, ingegneri, matematici, insomma di menti della grecità, non venivano da quella che noi conosciamo come Grecia, ma dalle sue colonie più felici, dalla Magna Grecia, dall'Italia Meridionale.

Ora, che a me risulti, il teatro greco più a nord che io conosco si trova poco a nord di Napoli, a Cuma. Tuttavia i Romani qualcosa avevano imparato dai greci ed alcuni teatri, stavolta romani, sono stati costruiti anche nei territori Romani, tra cui uno a Brescia, che è qui vicino.

Ora un teatro non è una gradonata. Un teatro per quanto greco, romano, romantico, contemporaneo che sia, ha bisogno di scene e di spazi per riporre attrezzature, cavi, cianfrusaglie. Uno dei motivi a favore di questo teatro che ho sentito più volte dai fautori, è che avrebbe permesso di eliminare per il futuro "l'orribile" palco che ha "devastato" piazza Garibaldi questa estate. A me non disturbava francamente, mi dava aria di festa e mi rammentava che a giorni qualche evento ci sarebbe stato. Tuttavia mi sono sempre chiesto: ma nel progetto di piazza Setti questo palco tanto antipatico dove scompare? non scompare... Trasloca, da piazza Garibaldi a Piazza Setti, dove magari molti cittadini ci passano solo frettolosamente in auto, dimenticando magari che potrebbe esserci una manifestazione.

Dunque diamo i nomi corretti. Niente teatro. Una gradonata a doppio affaccio che potrebbe essere utile nel caso di artisti di strada, che alla fine non hanno bisogno di palchi o di attrezzature. Basta che li si veda. Però un deposito attrezzature ci sarebbe voluto e di questo nemmeno l'ombra.

E cosa dire di un chioschetto capace di aggregare un po' di gente attorno a dei tavoli e di animare con un po' di chiacchiericci quello spazio di memoria Dechirichiana?

Altra cosa che mi sento di criticare da architetto è la questione della fontana e della prospettiva della fontana. Partendo dalla banalità di una fontana raso terra che oramai è una roba di quasi venti anni orsono e che ha perso la sua ragion d'essere nell'attualità dell'architettura, mi spiegate una fontana raso terra che rapporti prospettici mai può stabilire? per la maggior parte del tempo sono spente. Quando sono accese sono visibili certo da via Roma. Ma la prospettiva dell'altra strada dove arriva? finisce su un edificio, poi la strada si piega e la piazza è oramai scomparsa dalla vista.

Ma francamente se proprio voglio attrarre l'attenzione, non mi limito ad un getto d'acqua che ogni tanto viene azionato. Vado all'accademia di Carrara, bergamasca, e chiedo con la collaborazione della scuola un qualcosa che davvero attiri l'attenzione, un'opera interattiva, qualcosa che si sperimenti con più di un senso, qualcosa di nuovo, qualcosa di audace. E faccio contento le eccellenze locali.

Ed il riferimento alle rogge locali? possibile che si sia individuato semplicemente nell'elemento acqua l'elemento di connessione con il genius loci riferentesi alle rogge? magari un piccolo ruscelletto avrebbe avuto maggior senso.
 
Ed il retro degli spalti, non è che potrebbe diventare un luogo favorevole a situazioni poco piacevoli? certo sono altre gradonate, per rimirare il traffico di viale Oriano. E se invece fossero state delle botteghe?

Potrei continuare ma so che noi architetti come critici sappiamo essere spietati (mai quanto quelli che avrebbero voluto rovinare la vita con le calunnie), dunque mi fermo convinta che le osservazioni di base sono già state enunciate. Mentre concludo complimentandomi con gli architetti che hanno vinto il progetto definitivo, perché a mio avviso hanno fatto un vero miracolo, progettando uno spazio che ha una sua dignità, seppur non possa risolvere i nodi focali di cui su, blindati da un bando celebrativo della mania di grandezza dell'Archistar che ha realizzato il preliminare.

Tuttavia mi chiedo ancora e mi sono sempre chiesta: non sarebbe stato più vantaggioso e più economico fare un bel bando di idee per dare a quell'area la giusta valorizzazione che merita?


Forse l'Ordine un suo parere potrebbe esprimerlo ed anche la Soprintendenza per le tracce dell'impianto urbano che andranno perdute.

Io, d'altronde, come semplice Architetto Daniela Lubreto, la mia opinione tecnica finalmente l'ho potuta esprimere da libera cittadina.

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