Può capitare che qualche volta qualcosa venga buttato.. qualche volta quel “qualcosa” non è affatto una cosa.. e qualche volta anche il cassonetto non è proprio un cassonetto… ed il buttare?
Voglio iniziare questo post dicendovi fin da qui che “il Cassonetto” è l’appellativo dato da un mio amico ad una persona, per la legge del contrappasso. Gli dissi che mi sentivo “buttata via come spazzatura” da questa persona e lui da allora lo ha ribattezzato “cassonetto”.
La storia è questa. Conoscevo il cassonetto da un po’ di anni, piuttosto tanti se uno ci pensa su. Dire che si tratti però di conoscere è un po’ come abusare della lingua e del significato nascosto dietro questa parola. Diciamo per correttezza che sapevamo dell’esistenza l’uno dell’altro e diverse volte ci eravamo anche soffermati a chiacchierare. Tra me e questa persona c’è sempre stato un amico in comune, o forse due, ma direi anche di più se cominciamo a tirare in ballo quelli che si conoscono da anni, si vedono di tanto in tanto e così via. Diciamo solo un amico importante di mezzo. Tale amico (e non specifico affatto il sesso mettendo il maschile!) un giorno si è messo a fare propaganda a suo favore.
Così, purtroppo, io commetto spesso l’errore di assumere il giudizio delle persone a me care, come mio giudizio universale senza considerare che l’interrelazionarsi da individuo ad individuo cambia totalmente.
E’ successo semplicemente che ho frequentato questo cosiddetto “cassonetto”. L’avevo sempre giudicata una persona in gamba e piacevole. Ahimè, invece, a frequentare si scoprono le sorprese. Tutta un'altra persona: estremamente insicura, torturata, esasperata con se stessa. In virtù del fatto che inspiegabilmente questa persona ha cominciato ad instaurare un rapporto confidenziale quotidiano con me, con la piccola nota che la nostra comunicazione era in genere monodirezionale (io non riuscivo a parlare se non per essere azzittita in malo modo, ma anche contemporaneamente quasi impercettibilmente) ed aveva degli accenti estremamente negativi e deprimenti, per il fatto che tale cassonetto si vedeva estremamente in difficoltà negli ultimi tempi (ma io direi da sempre) nei confronti della vita, della sua vita, io, per lo spirito della crocerossina che purtroppo ho, sono finita a dargli un certo peso.
Occorrerebbe specificare questo: diciamo che mi sentivo la responsabilità di condividere i miei progressi verso la mia pace spirituale interiore con tale persona. Volevo semplicemente che traesse beneficio anche lui dalle mie conquiste. Tutto qui. Qualche piccola deroga materiale c’era, ovvio.
Sicuramente mi rendevo conto che quel tipo di comunicazione a me non faceva affatto bene, perché era proprio rappresentativa di uno stato d’animo che già io di per me stavo a malapena ed a fatica cercando di buttarmi dietro.
Fatto sta che mi sono resa conto fin da subito che gli aspetti intrinseci della sua personalità erano tutt’altro da ciò che credevo ed erano soprattutto incompatibili da ciò che può suonare in accordo armonioso con me. Ci siamo comunque frequentati.
Accade che io quando vengo mancata di rispetto, non riesco proprio a soprassedere.
Pare che ad un certo punto questo mio reclamare rispetto, rispetto puro e semplice per la mia persona, senza altre implicazioni, di nessun tipo (come può essere semplicemente rispetto o mancanza di rispetto il fare tardi o meno ad un appuntamento), sia stata una pretesa esagerata, una pretesa inconcepibile tra due persone che a priori avevano deciso in un relazionarsi estremamente sciolto.
Io sono rimasta molto delusa, amareggiata e perplessa. Così ho iniziato a pensare.
Prima di tutto io mi chiedo: com’è possibile che molte persone decidano o stabiliscano a priori di avere una storia leggera come la philadelphia? Com’è possibile decidere che piega prenderanno i sentimenti, l’affetto e quant’altro in un rapporto tra due persone sia esso di amicizia o che?
Com’è possibile che col passare degli anni molte persone non siano in grado di capire cosa sia veramente una storia senza vincoli? Tutte le storie nascono e sono senza vincoli. Non si decide un giorno di fidanzarsi o di diventare amici: è improponibile, inverosimile e surreale. Si decide di vedersi, frequentarsi. Se poi si tratta di un uomo e di una donna, quel frequentarsi può anche assumere declinazioni più contingenti e materiali. Pensare comunque a priori di impiantare una specie di pseudorapporto basato solo su un determinato aspetto poi è paradossale, ridicolo, inutile, infantile.
Infine: io mi chiedo ma com’è possibile che tanta gente abbia una così alta convinzione di se stessa da non pensare né capire minimamente, ma in fondo semplicemente ascoltare, quelli che gli stanno di fronte?
Io ci sono stata male, ripeto ma solo perché non riuscivo a capire come potessi essere stata trattata da un giorno all’altro come un sacchetto della spazzatura (avrò sbagliato? Bene, se ne può parlare, no?) e soprattutto perché è davvero difficile capire e poi accettare, che dietro ogni persona si cela un potenziale mostro.
Resta il fatto che sono comunque contenta, anzi felice di come sono andate le cose e posso dire che oramai sono sempre più felice e positiva di qualsiasi cosa mi capiti perché è come se si nascondesse sempre un significato che riesco a cogliere solo a posteriori. Ogni cosa che ci accade è conoscenza in più. In termini spiccioli posso essere piuttosto certa nel dire che un siffatto legame non mi avrebbe affatto giovato.
Infine voglio dire quello che molti dicono a se stessi sempre (e me lo hanno detto anche senza gusto riferito a me qualche volta!!), aggiungo che è estremamente squallido ma è una legge nella vita che scorre e va avanti e muta: morto un papa se ne fa un altro!!!
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