Stamattina mi è successa una cosa un po’ surreale, come surreale è, negli ultimi tempi, la sensazione che ho della mia vita quotidiana al mio risveglio.
Prima di procedere devo aprire una piccola parentesi. Ieri ho avuto per l’ennessima volta una discussione con mia madre. Abbiamo convenuto già anni addietro che la convivenza per noi fosse forzata. Ci siamo anche resi conto che è una violenza della modernità italiana quella che si fanno genitori e figli ad ostinarsi a vivere sotto lo stesso tetto. Certo qualche volta le personalità conciliano e forse anche il non rendersi conto di assurde pretese. Io me ne sono sempre accorta ed il mio orgoglio mi ha sempre portata lontana.
Ho fatto presente più volte a mia madre che lei non poteva capire perché a 19 anni se n’è uscita definitivamente di casa. Io ne ho esattamente dieci in più ed a rendermi la convivenza più dura c’è anche il fatto che io non sono stata sempre in casa con i miei. Su dieci anni di cui stiamo parlando, almeno cinque io ho vissuto altrove e questa rappresenta una bella botta quando si è costretti a fare retrofront.
Insomma abbiamo litigato di brutto ieri per il solito motivo inutile, stupido, superfluo ed io sono stata tutto il giorno con la sensazione che si ha dopo aver pianto, ma senza aver pianto. Sono stata male invasa dai rimorsi, ma questa volta erano rimorsi molto velati, anche perché so che lei sta passando un periodo di poca serenità mentale.
Qualche giorno fa mentre si sfogava e me lo descriveva mi sono resa conto che era identico al mio! Ma cosa succede? Perché ci capita questo? Credo che lei stia così perché io e mio fratello stiamo così e di conseguenza tutto si traduce su di lei, senza che lei se ne renda conto dei veri motivi. Non li sa, non li riconosce perché non gli appartengono, perché è la nostra vita, le nostre sensazioni, i nostri pensieri che si riflettono su di lei. In questa casa noi tre (papà a parte) siamo stati sempre molto empatici. Certe volte capita che mia madre risponde ad una domanda che stavo per porle o che mio fratello dice una cosa che stavo per dire io e viceversa.
Se poi rifletto, realizzo che conduciamo tutti e tre un’esistenza molto simile, ci troviamo tutti e tre su una linea di cambiamento: io al termine dell’Università, mio fratello al termine di alcuni studi di specializzazione; io che dopo la laurea, presumibilmente a mesi, ho dichiarato di andare via e questa volta per sempre, mio fratello che ha dichiarato di iscriversi all’Università in una città lontana. Tra tutto questo mia madre la cui vita cambierà per riflesso dei cambiamenti nostri: più spazio in casa, tutta la libertà che vuole per pulirla e così via. Penserei che finalmente se la gode e così un giorno gliel’ho fatto notare e lei invece mi ha detto che già immaginava come le cose negative di questa convivenza portavano con sé aspetti positivi. Levati gli uni andavano via anche gli altri e lei già sta somatizzando questa situazione critica….
Mentre mi descriveva il suo stato psicologico io mi vedevo come in uno specchio: la stessa sensibilità, lo stesso modo di reagire, le stesse sensazioni… incredibilmente spiaccicati. Così stavo male ma perché inevitabilmente pensavo a me. Credevo che per il fatto di stare a questo modo in più giovane età avessi tutti i diritti di precedenza e così le dicevo: “lo so come ti senti è lo stesso modo in cui sto io, però ti prego, ti prego, fallo per me che ho venti anni in meno, stiamo tranquilli per un po’” alias, evita di sfogarti e di parlarne. Provavo, tuttavia, a consolarla ma come un malato terminale giovane può consolare un altro malato terminale ma più anziano: non si può fare a meno di pensare a tutto il tempo e le cose in più che quello anziano ha potuto fare eppure quello anziano resta quello più da consolare. E’ un processo strano. Avete presente la sensazione che si puù provare a stare in ospedale di fronte a due malati gravi con la stessa malattia ma di età differenti? Se si vede il iovane, la sua forza d’animo, vigorosa di gioventù, esce e ti trasmette una sorta di non tragicità. Guardi l’anziano, vedi la sua disperazione ed automaticamente ne hai pietà…
Dopo questo ho preso a realizzare che sono diventata molto intollerante nei suoi riguardi. Il suo scadere si fa sempre più lampante ai miei occhi ed io in qualche modo ho sempre pensato ai miei genitori come una sorta di divinità e, ogni volta che mettono il luce i propri difetti, scatta in me un meccanismo di rifiuto. Così mi capita che il fatto che lei conservi dei gusti per me malsani in ambito televisivo e man mano ci costruisca attorno la sua realtà, mi fa dare i numeri. Sono acida e dura con lei e lei man mano sta imparando a ripagarmi con la stessa moneta perché è una infinita bambina.
Sono andata a letto che ho discusso proprio di mia madre con mio fratello. Avevamo litigato io e lui nel pomeriggio perché mi aveva rimproverato della lite con mia madre. Io mi sono incazzata di brutto perché mi chiedevo come fosse possibile che non vedesse le cose che a me davano fastidio nel relazionarsi di mia madre con me ma anche in generale. Lui poi viene preso sempre dai rimorsi ogni volta che litiga con qualcuno. Così ieri prima di andare a dormire è venuto a parlarmi e mi ha confessato che vede le stesse cose in lei. Però mi ha anche spiegato che dovremmo essere più tolleranti perché di certo lei cambia di meno e perché di certo lei si può adegauare di meno e, infine, perché lei è più debole rispetto a noi per tante tante motivazioni, tutte elencate con netta precisione.
Bene, stamattina allo scadere delle mie otto ore di sonno ho sentito chiara netta e definita ma soprattutto REALE chiamarmi “Daniela” con il timbro di voce di mia madre. Mi si è riempito il cuore di gioia ma allo stesso tempo sono rimasta spiazzata. Avevo i tappi nelle orecchie e non potevo sentire la voce di alcuno così chiaramente. Anzi li avevo messi così bene che non sentivo a dire il vero molto. Inoltre la conosco, era incavolata per me e per qualche giorno non mi avrebbe nemmeno rivolto la parola, figuriamoci a chiamarmi con tono amorevole per farmi svegliare…. Eppure era reale.
Mi sono alzata e dopo un po’ le sono andata a chiedere a mio modo scusa…
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