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Segregazione.

Non so che mi stia succedendo.

Dopo un anno in cui si può dire abbia vissuto quasi come per strada, senza dimora, cambiando continuamente ed in un paese lontano e straniero in molto, in tanto, mi sono come naturalmente autosegregata in casa. 

La cosa più stupefacente è che io ci sto bene. 

Non sento affatto il bisogno di uscire e prendere una boccata d’aria. Oddio, certe volte mi rendo conto che come persona non vengo giudicata sana se persevero a portare avanti questa situazione. Ma io nella mia stanza, nel mio angioletto, nel mio piccolo regno circondata di tutto ciò che ho bisogno, sto bene, mi sento meglio di una Dea.

Certo già medito alla prossima avventura in Terra straniera. Pensavo di andare presto in Marocco, magari a fare del volontariato, magari dopo la laurea. Con il mio portatile dietro ed una connessione ad internet mi sentirei come se fossi in possesso di tutto, del mondo intero, ed in realtà io da internet ci ricavo e ci faccio tutto. E’ stata la fonte per cui ho aiutato un sacco di amici a fare ciò che volevano.

Grazie ad internet ho saputo ed appreso di corsi che ho frequentato. Grazie ed attraverso internet ho trovato molteplici volte lavoro. Grazie ed attraverso internet ho trovato e/o mantenuto delle amicizie a distanza.

Ritornando al mio stato di pseudoisolamento (perché non lo reputo un vero isolamento, visto che a mio modo mantengo i contatti con le persone a me care), mi rendo conto che si sta facendo spazio in me uno spirito diverso da quello precendente. Non vedo l’ora di avere una casetta tutta mia. Un regno un po’ più esteso e più assoluto. Magari in una città amica ed umana, dove poter sentire di aver voglia di consolidare e portare avanti anche i rapporti reali con le persone e dividerci quel piccolo mondo.

A mio modo ho sempre saputo di essere stata come Giacomo Leopardi. Da bambina lo ammiravo e pensavo che davvero la vita che fece lui chiuso in una Biblioteca a leggere, studiare, capire, scrivere e raccontare, fosse stato il meglio a cui aspirare nella vita. 

Con il passare del tempo ho capito che a me piace anche perseguire lo stesso processo in altri settori, quello figurativo, quello figurativo progressista (immagini elaborate, modificate e ricreate al computer per intenderci), quello più prosaicamente architettonico. 

C’è un filo conduttore in tutti: il mio costante sognare ed anelare alla creazione di qualcosa di migliore.

Io ci sto bene così, devo solo fare un ultimo piccolo passo.

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