Nel corso di questi mesi ho sentito lamentele tra gli addetti ai lavori e tra i cittadini che avevano deciso di sfruttare l'opportunità, di due problematiche: le scadenze di accesso ai bonus ed i problemi relativi alla cessione del credito/sconto in fattura e la conseguente presa di coscienza che la misura ha finito di agevolare i più facoltosi o comunque tutti coloro che non avevano problemi di liquidità. Ho letto e sentito più volte cittadini reclamare il limite di reddito per l'accesso, ma tuttavia reputo questo approccio miope.
Sono convinta infatti, che affinchè si ottenesse il maggior risultato fosse stato necessario ridurre le categorie di accesso al Superbonus semplicemente in funzione dell'epoca di costruzione dell'edificio. Il parco immobiliare italiano è di pessima qualità, risultato dell'urbanizzazione selvaggia che si è svolta tra gli anni '50 e gli anni '70. Proprio questi sono gli edifici che in assoluto sono quelli peggio isolati, quelli meno efficienti. Sono gli edifici che in genere indichiamo noi tecnici come energivori, che pesano sui consumi energetici e dunque sulla produzione di gas serra. Sono gli edifici che sovente vengono individuati con la classe di risparmio energetico pari a G o F.
Nel corso di questi mesi sia la sottoscritta che numerosi interlocutori di settore, dall'artigiano all'impresa, dal professionista al tecnico del comune, ci siamo resi conto che si sono verificate due aberrazioni: da una parte ci sono state persone che si sono ristrutturate a carico completo dello stato ville pazzesche comprate a quattro soldi perchè in sostanza fatiscenti; dall'altra parte condomini piuttosto recenti già energeticamente migliori del 90% degli edifici italiani. Spesso si sente, a tal fine, numerosi operai edili raccontare di aver smontato dei serramenti in sostanza nuovi. O altre aberrazioni simili.
Credo che la prima discriminante che si sarebbe dovuta introdurre, avrebbe dovuto consentire l'accesso a tutto il parco edilizio condominiale degli edifici costruiti tra l'inizio degli anni '50 e l'inizio degli anni '70, per proseguire a scaglioni temporali con gli edifici nati via via nelle altre epoche. Questi scaglioni temporali avrebbero dovuto ognuno di loro avere una finestra di tempo nella quale realizzare i lavori, per evitare quel fenomeno di adagiarsi e rimandare accaduto più volte nella storia dei bonus.
Il secondo correttivo che si sarebbe dovuto intrudurre, dovrebbe aver a che fare con le classi di reddito. Non è possibile consentire a persone abbienti l'accesso ad incentivi per eseguire lavori di efficientamento per cui dovrebbero essere semplicemente obbligati ad eseguire ai fini del contenimento dei consumi energetici. E' vero che c'è l'esclusione di alcune categorie catastali, ma questo non basta poichè in rari casi una dimora effettivamente di lusso o di gente facoltosa rientra in tali categorie e comunque esistono delle possibilità affinchè un tecnico possa ricondurre ad altra categoria catastale l'immobile. La discriminante del reddito e delle effettive possibilità economiche, determinate anche dal conto in banca, dalle rendite, dalle proprietà possedute, avrebbe dovuto essere introdotta così come sarebbe stato significativo introdurre l'obbligo per tutti costoro ad effettuare i lavori e senza alcun incentivo da parte dello Stato o incentivo ridotto a seconda della relativa capacità economica.
Ecco, per me questi erano due correttivi che si dovevano introdurre.
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