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Sul lavoro, il salario minimo e la Costituzione

Mi sono imbattuta per caso in alcuni articoli della Costituzione italiana e la mia attenzione si è soffermata in particolare sull'art. 36:





"Il  lavoratore  ha  diritto  ad una retribuzione proporzionata alla quantita'  e  qualita'  del  suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a se' e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa. 

La  durata  massima  della  giornata  lavorativa e' stabilita dalla legge.  Il  lavoratore  ha  diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non puo' rinunziarvi."


Rifletto. Già così ci sarebbero gli estremi per dichiarare illegali moltissimi rapporti lavorativi. Parlo di tutti coloro che guadagnano al di sotto dei valori stabiliti in Europa per la soglia minima di sopravvivenza (che a fronte della recente inflazione dovrebbe essere riveduta al rialzo), di coloro che perdono di fatto ogni diritto acquisito sul lavoro mediante un rapporto di "collaborazione con la partita iva", che maschera rapporti a tutti gli effetti dipendenti ma che mortificano i più basilari diritti sul lavoro. 


Talvolta basta già guardare la nostra Costituzione per risolvere problemi e diatribe. 


Se esiste il diritto del lavoratore alla giusta retribuzione, non esiste il diritto dell'imprenditore alla bassa retribuzione: o sfrutta o semplicemente dovrebbe cambiare lavoro perché incapace di avere dei margini di profitto tali da poter compensare giustamente i propri lavoratori. Mi soffermo in particolare su questo punto, perchè è quello che si vede in giro. L'incapacità della classe imprenditoriale italiana non la si può riversare sui collaboratori. Spesso ci si improvvisa imprenditori in Italia, perché semplicemente non si hanno alternative e molto spesso si fallisce, non solo finanziariamente, ma proprio come progetto imprenditoriale capace di generare ricchezza per la società civile.

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