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La paura ed il dibattito politico: per una società migliore

Voglio pubblicare un passaggio significativo dell'ultimo libro scritto da Sahra Wagenknecht. Vi invito a leggerlo tutti.


"Quarant'anni di liberismo economico, di smantellamento dello Stato sociale e di globalizzazione hanno spaccato a tal punto le società occidentali che la vita reale di molti si muove oramai soltanto nella bolla in cui è situata la propria classe. La nostra società, apparentemente aperta, in realtà è piena di muri. Muri sociali che, rispetto al secolo passato rendono molto più difficile per i figli delle famiglie più disagiate l'accesso all'istruzione, l'ascesa sociale e il raggiungimento del benessere. E anche muri di indifferenza, che proteggono chi non conosce altro che una vita nell'abbondanza da chi sarebbe felice se solo potesse vivere senza la paura del domani. (...)

E che la paura sia in grado di irrigidire il clima delle discussioni ce l'ha dimostrato lo scontro sulla politica da adottare per contrastare la pandemia. (....)

I lunghi lockdown hanno fatto sì che molti temessero per la propria sopravvivenza sociale, per il proprio posto di lavoro o per il futuro dell'impresa che gestiscono da una vita. Chi ha paura diventa intollerante. Chi si sente minacciato non vuole discutere, solo resistere. (...)

La situazione diventa tanto pericolosa quando i politici scoprono che si può fare politica alimentando proprio tali paure. E a fare questa riflessione non è stata certo solo la destra.

Una politica responsabile dovrebbe fare l'esatto contrario. Dovrebbe preoccuparsi di eliminare le divisioni e la paura del futuro e di garantire più sicurezza e protezione. Dovrebbe introdurre cambiamenti che arrestino la diminuzione della coesione sociale e che ostacolino l'incombente declino economico. Un ordinamento economico in cui la maggioranza dei cittadini pensa che il futuro sarà peggiore del presente non è un ordinamento in grado di garantirlo, il futuro. Una democrazia in cui una notevole quota della popolazione non ha voce né rappresentanza non può chiamarsi tale. 

Possiamo produrre in maniera diversa, in maniera più innovativa, più legata al territorio ed in modo più sostenibile per l'ambiente, e possiamo distribuire quanto prodotto in maniera migliore e più meritocratica. Possiamo rendere democratica la nostra collettività, invece di lasciare che qualche gruppo di interesse per cui conta solo il proprio profitto decida della nostra vita e del nostro sviluppo economico. (...)

Per me è una tragedia constatare come la maggioranza dei partiti socialdemocratici e di sinistra abbia imboccato la folle via del liberalismo di sinistra, che svuota teoricamente la sinistra di ogni significato e allontana grandi fette del suo elettorato. Una folle via che cementa il neoliberismo nella sua centralità malgrado da tempo, tra la gente, la maggioranza sia per un'altra politica: per un maggior equilibrio sociale, per una regolamentazione razionale dei mercati finanziari e dell'economia digitale, per maggiori diritti ai lavoratori e per una politica industriale intelligente, orientata al mantenimento ed al potenziamento di un ceto medio forte.".

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